Com'è fatto un tetto in legno?

Un tetto in legno è formato da numerosi strati di materiali differenti che assolvono a diverse funzioni. C’è oltretutto una certa variabilità di scelta poiché si possono ottenere prestazioni differenti a seconda dello spessore e del tipo di materiali impiegati per la costruzione del tetto. Vediamo in questa breve analisi quali sono gli strati principali e che funzione hanno nella composizione di un tetto in legno.

Partiamo dagli strati più bassi, quelli visibili dall’interno dell’abitazione. Questi sono composti da travi e travetti e dalla perlinatura superiore, che formano lo strato portante del tetto che poggia direttamente sulla struttura della casa e sul quale vengono posati gli strati successivi che garantiscono la tenuta all’aria, all’acqua e l’isolamento termico.

Il freno vapore

Appena sopra la perlinatura c’è uno strato che ha il compito di impedire al vapore proveniente dall’interno dell’abitazione di penetrare il tetto e impregnare l’isolante rendendolo umido ed esponendolo al rischio di marcire e di degradarsi in poco tempo.

Questo strato è generalmente realizzato con uno speciale telo chiamato “freno vapore” che deve essere posato e graffato sulla perlinatura, ma anche opportunamente nastrato in modo da garantire la massima tenuta all’aria e impedire quindi al vapore di passare dagli interstizi e dalle giunture tra i diversi “scampoli” di telo.

L'isolante è il cuore del tetto

Sopra il freno vapore è poggiato l’isolante, che può essere composto da fibra di legno o da lana di roccia di diversi spessori, a seconda della scelta del cliente e dalle prestazioni che si vogliono raggiungere.

La caratteristica più importante dell’isolante è la sua massa, che fino a pochi anni fa era un aspetto trascurato e che oggi invece ci permette di ottenere un tetto con il necessario sfasamento termico per essere caldo d’inverno, ma soprattutto fresco d’estate.

Infatti i tetti di vecchia generazione, avendo strati isolanti poco massivi, permettevano al calore di attraversare l’isolante nel giro di poche ore e quindi di scaldare in fretta la mansarda o il sottotetto, rendendoli invivibili o obbligando a utilizzare condizionatori potenti per essere mantenuti freschi.

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Aumentando la massa dell’isolante invece si impedisce al calore di raggiungere gli strati più bassi del tetto – e quindi di scaldare l’ambiente sottostante – fino a che il sole non è tramontato, in modo tale che quando il calore raggiunge le superfici interne del tetto quelle più esterne si trovino già in una fase di raffreddamento e quindi l’isolante ricominci a raffreddarsi.

Questo concetto è descritto dallo sfasamento termico che è un’indicatore del tempo che il calore impiega per attraversare l’intero strato isolante e che idealmente vorremmo intorno alle 12 ore, così da fare in modo che il calore del sole di mezzogiorno raggiunga l’interno della casa a mezzanotte, quando la temperatura esterna è bassa e permette agli strati isolanti più esterni di raffreddarsi nuovamente. Inoltre questo ci permetterà di mantenere all’interno dell’abitazione una temperatura più uniforme durante l’intero arco della giornata e di risparmiare sui costi di riscaldamento/raffrescamento.

Camera di ventilazione e manto di copertura

Sopra l’isolante è presente uno strato impermeabile e traspirante, di solito costituito da un telo traspirante, che ha lo scopo di far uscire quel poco di condensa e di vapore che possono essere entrati nell’isolante, e di evitare così di esporre questo a umidità che potrebbe portarlo a marcire. Questo strato viene nastrato come il freno vapore e in più deve essere giuntato con apposite guarnizioni per garantire la tenuta all’acqua e al vento. È infatti lo strato più esposto alle intemperie, essendo il primo strato presente appena sotto il manto di copertura.

A fare da supporto per il manto di copertura, composto da tegole, coppi o coperture metalliche, c’è una serie di listelli in legno che poggiando sullo strato impermeabile permettono di creare una piccola camera di ventilazione che consente all’aria di girare e asportare l’umidità che si deposita sopra il telo impermeabile.

Il ricircolo dell’aria all’interno della camera di ventilazione è permesso da una bandella forata posta alla base del tetto che permette l’ingresso dell’aria e dal colmo ventilato, posto in cima al tetto, che ne permette la fuoriuscita.

Il tetto si completa con la scelta del manto di copertura più adeguato, che può essere composto da tegole in cemento, da coppi o da uno strato metallico, a seconda delle esigenze e del gusto del Cliente. La copertura ha una funzione sia estetica sia di protezione degli strati più interni dalle intemperie.

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